Il brigante Taccone-PRO LOCO DI LAURENZANA "Universitas Laurentianae"

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Non possiamo sempre fare grandi cose nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore. (Madre Teresa)

Il brigante Taccone

 




 
Quella del Brigante Domenico Rizzo, è la storia di un passato non molto lontano e la sua vita, tra leggenda e realtà, così come quella degli altri briganti spesso analfabeti e vissuti alla macchia, è giunta fino a noi sia attraverso documenti sia racconti orali.

Siamo a cavallo tra 700 e 800 quando molti centri lucani furono interessati dal fenomeno del banditismo o brigantaggio.
Era il periodo denominato “ decennio napoleonico” e bande di briganti, sostenute dal governo borbonico, in esilio dopo l’invasione dei francesi, attaccarono numerosi centri lucani e calabresi, depredando e uccidendo i notabili filo-francesi e dando libero sfogo a vendette personali.
Vendette quali moventi delle loro azioni, non tanto per le oppressioni nei confronti dei vassalli ma soprattutto per l’indigenza morale alla quale, i nobili, condannavano il popolo, mantenendolo nell’ignoranza…
Laurenzana nel 1809 contava settemila anime che vivevano nel centro antico del paese sorto ai piedi delle rupi su cui sorgono il castello e la Chiesa Madre.
Grande importanza rivestiva l’artigianato con i mastri ferrai, argentai, i lavoratori del cotone e del baco da seta, oltre ai falegnami e mastri intagliatori che traevano materia prima dai ricchi boschi circostanti.
Il castello era il rifugio sicuro per la feudalità oltre che sede per complotti, intensificatesi dopo il 27 dicembre del 1805, giorno in cui Napoleone dichiarò decaduta la dinastia borbonica.
 
Un brigante, in quel tempo, regnava sulla Basilicata…
 
 
Domenico Rizzo, meglio conosciuto come “Taccone”, il terrore dei francesi era astuto, impavido, capace di comando… al tempo stesso valoroso e spietato oltre ogni limite!......
Da ex molinaro, al servizio di Domenico Asselta di Laurenzana, galantuomo di Laurenzana al servizio dei Borboni, si era proclamato “Re di Calabria e Basilicata e Terra di Lavoro”  e comandava  una truppa di più di trecento uomini… 


Taccone  era rientrato in loco in seguito ad amnistia, ottenuta dopo essersi costituito il 7 settembre del 1806, a San Severino Lucano, per aver partecipato ai moti antinapoleonici.
Era stato assunto come mugnaio da Domenico Asselta, ricco galantuomo di Laurenzana fedele ai Borboni e, proprio su incitazione di Asselta, Taccone riprese la lotta contro i francesi e i notabili che li sostenevano.
Nell’agosto 1809 i due capi briganti laurenzanesi,  Domenico Rizzo e Pasquale Napolitano vi erano  entrati senza alcuna difficoltà, grazie alla complicità di Domenico Asselta, Comandante della Civica e di Domenico Noja, agente del Duca di Belgioioso.

I  briganti erano reduci dai massacri compiuti ad Abriola, dove erano accorsi in aiuto del brigante Nicola Lapetina, promotore dell’assalto al castello del Barone Federici, trucidato con l’intera famiglia. 
Una taglia di 1000 ducati era stata posta sulla sua testa dal Governo Francese  perchè a nulla erano valsi i tentativi di repressione contro di lui: aveva battuto i suoi migliori soldati grazie alla conoscenza dei luoghi impervi delle montagne di Basilicata e Calabria, dell’oscurità in cui si muoveva con la sua banda e a nuove tattiche di guerriglia che lasciavano sorpresi  gli avversari.

In quei giorni sanguinosi e violenti, la pacifica Laurenzana non venne risparmiata e si videro,  in quel caldo agosto, saccheggi, ricatti, incendi, massacri… 

Il generale francese Charles Antoine Manhès fu incaricato di fermare Taccone e la sua banda.
Domenico Rizzo, tradito dai suoi compagni,venne catturato e condannato a morte, tramite impiccagione, nel 1810 a Potenza.


Figura importante del periodo,  degna di essere ricordata e che si incrocia con le tristi vicende del brigantaggio, è Don Domenico Dell’Orco, Uomo ed Arciprete dottissimo in ogni umana scienza, di liberali sentimenti, di intemerati costumi. Venne barbaramente trucidato il 19 agosto del 1809, per mano di un commando di briganti, fomentati dai Borboni e dalla locale vendetta feudale, per essersi fortemente impegnato nella difesa dei diritti del popolo meno abbiente. Tre assassini, fra cui la “belva” Domenico Noia (a quel tempo agente del feudatario), dopo avergli sottratto del denaro nella sua abitazione, trascinarono il povero arciprete lungo il popoloso rione di San Giacomo fin sotto le mura del castello feudale dove , in un letamaio, il corpo dell’arciprete fu straziato con tre colpi di fucile, sotto lo sguardo attento e soddisfatto del feudatario...
 
La rievocazione storica sulla vita di Taccone, e sul brigantaggio dei primi dell' 800, avviene ad agosto di ogni anno nel centro storico di Laurenzana, con ambientazioni scenografiche e narrazioni originali  a cura del gruppo di ricerca storica costituitosi in seno alla Pro Loco
 
Manifestotaccone2018

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