L'edicola votiva di Via Antenati. Note storico artistiche

 

 

 

Le edicole votive presenti sui muri dei vicoli e lungo le vie dei centri storici e delle periferie  delle nostre città rappresentano una parte importante del patrimonio culturale nazionale,  da salvaguardare e conservare in quanto testimonianza della storia e dell'emotività religiosa delle nostre comunità; opere destinate a rassicurare la dimensione soggettiva, ad assolvere al bisogno collettivo di controllare e proteggere lo spazio del vivere quotidiano dai pericoli del mondo circostante.

Dal latino aediculae, termine riferito nell'antica Roma ai simulacri domestici eretti in onore di divinità pagane protettrici della casa e della famiglia, le edicole votive divennero nel corso dei secoli  custodi delle immagini dei Martiri e dei Santi della cristianità, e soprattutto della Madonna, massima espressione di una 'protezione' universale, assumendo inoltre una dimensione e una funzione pubblica. Costruite allo scopo di proteggere una via e i suoi abitanti o, comunque,  un luogo aperto alla collettività, ebbero  una grande diffusione nei secoli XVII e XVIII quando, con i loro lumi accesi, riuscivano a garantire l'illuminazione notturna delle città.

La nostra edicola è situata lungo il percorso di via Antenati, l'antica via che attraversa il borgo medievale di Laurenzana, arrocato attorno ad una rupe, sul cui apice troneggiano affrontati il castello e la chiesa madre dell'Assunta.

Già esistente all'epoca dell'espansione urbanistica del paese lungo il crinale roccioso, questa via è costellata da una serie di vicoletti o 'sottopassi', coperti da solai in legno o voltati a botte che, oltre a fungere da collegamento tra due strade, erano anche i luoghi in cui si svolgevano attività artigianali o  legate alla vita quotidiana dei residenti.

Costruita sulla parete sinistra, a conci di pietra, del VI° vico di via Antenati, l'edicola è composta da una larga cornice in stucco, con  modanature sui quattro lati e una decorazione a volute in apice, che racchiude l'immagine ad affresco dell'Addolorata.

Le precarie condizioni conservative dell'opera che, nonostante protetta dalla controsoffittatura in legno del sottopasso e quindi al riparo dall'azione dilavante delle acque piovane, è comunque esposta all'esterno, hanno reso indispensabile l'intervento di restauro.

La cornice in stucco e tutta la superficie affrescata erano infatti coperti da uno spesso strato di materiale particellato, dovuto alla sedimentazione di polvere, depositi organici e di fuliggine depositata dal fumo proveniente da un'apertura contigua al manufatto, sulla parete che comunica con un 'sottano'[1]. 

Gran parte della superficie dell'affresco risultava inoltre alterata da pesanti ridipinture che ne fuorviavano la lettura stilistica e cronologica. 

Nell'iconografia della Mater dolorosa , la vergine è consuetamente rappresentata in abiti scuri, neri o viola, in segno di lutto, con il volto contrito, le mani giunte e le dita incrociate, e con il petto trafitto da uno, cinque o sette spadini.

L'Addolorata  dipinta in questa edicola, al centro di un riquadro contornato  da un  bordo che, come un  passepartou, raccorda l'immagine alla cornice, appariva completamente avvolta in un pesante mantello scuro che lasciava appena intravedere il colore chiaro della tunica sottostante; le mani giunte e le dita incrociate sul petto trafitto da un solo pugnale.

Il restauro dell'opera, eseguito da Marianna Musella,  ditta di fiducia  della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata che ha diretto e coordinato i lavori,  ha permesso di recuperare gran parte della redazione originale del dipinto, emersa

sotto due strati differenti di ridipintura, uno ottocentesco e l'altro eseguito probabilmente a metà del secolo scorso. Dopo la rimozione delle ridipinture si è proceduto al consolidamento dell'intonaco affrescato e degli stucchi della cornice, al fissaggio delle cromie originali recuperabili e, in alcune zone (mani, mantello e bordo che contorna l'immagine sacra) di quelle relative all'intervento di ridipintura ottocentesco; quindi, alla pulitura e alla ripresentazione estetica del dipinto e della cornice in stucco, ripulita dalle superfetazioni(fili elettrici, portalampada)  che la deturpavano.

Il recupero  dei tratti fisionomici che conferiscono al volto della Vergine un'espressione dolce e serena, degli incarnati originali, del velo chiaro che Le avvolge il capo, del modellato della veste e dei particolari che connotano l'impugnatura dello spadino, completamente trasformati e celati dai reiterati interventi di ridipintura, hanno restituito un'immagine dell'Addolorata che, nonostante  la lunga esposizione all'esterno, trova,a parere della scrivente, molteplici riscontri  nella Madonna del Carmine raffigurata in uno degli scomparti del polittico murale presente nella navata sinistra della chiesa Madre di Laurenzana.  

Le due immagini, speculari per l'inclinazione del capo, presentano notevoli analogie nei tratti del volto e nell'espressione dello sguardo: il disegno degli occhi e delle labbra, e

 

 

 

 

 

 

 

                       

 

edicola Addolorata, particolare

                                                                                                   

                                                                                                    polittico, Madonnna del Carmine, particolare          

                                                                                                                                                                    

 

 

 

 

 

 

 

 

polittico, San Giovanni Battista, particolare

 

soprattutto il modo in cui il naso è raccordato all'arcata sopracigliare, ancora più evidente nella figura del San Giovanni Battista nello stesso polittico; e ancora, l'uguale rifinitura dentellata del velo copricapo e l'identico particolare bordo ondulato della scollatura della veste. Anche il motivo decorativo, a volute e girali, della cornice in stucco dell'edicola sembra richiamare le  sinuosità della cornice dipinta che delimita l'immagine della Vergine  e  quella dell'Eterno nella cimasa del grande polittico murale.

Quest'opera è attribuita, con le immagini dei Dottori e degli Evangelisti  dipinte sulla volta della stessa chiesa madre, a Pietro di Giampietro da Brienza (doc.1709-1750).

Il pittore è ampiamente documentato nel suo paese d'origine dove, nel 1740,  decora con le Storie di San Francesco e Sant'Antonio e con un'Immacolata le pareti del chiostro del convento dell'Annunziata,  mentre per la chiesa dello stesso convento, dipinge la tela  Madonna con Bambino e Santi e decora le portelle della cassa d'organo con i Santi Pietro, Paolo, Andrea e Giovanni; sempre a Brienza affresca, nel 1750, le pareti della chiesa di San Giuseppe con le Storie di San Giuseppe e della vita di Cristo. E' autore inoltre  dei Santi francescani sui pilastri e dei  Putti sull'arco trionfale della chiesa di San Donato a Ripacandida; della Via Crucis nella cappella Formica a Cirigliano e a San Martino d'Agri  degli affreschi, firmati e datati 1743-44, sulle pareti e sulle volte del chiostro del convento di San Francesco.

L'artista dovette realizzare il grande polittico murale a Laurenzana proprio nell'arco  di quel fecondo decennio dal 1740 al 1750, anni in cui  proseguivano i lavori per l'ammodernamento e l'ampliamento della chiesa Madre, in origine intitolata a Santa Maria della Platea. Lavori che iniziati con la costruzione del campanile e la sistemazione dell’area absidale nel 1719, seguiti dalla riconsacrazione e dalla riapertura al culto della chiesa con il titolo di Santa Maria Assunta e la dedica a S. Filippo Neri, proseguirono per tutta la seconda metà del secolo, con la realizzazione delle decorazioni in stucco, la costruzione del portale principale, della scenografica gradinata esterna e con l'edificazione, nella navata destra, del Cappellone del SS.Sacramento che, ultimato nel 1780, segnò anche la fine dei lavori.

Le assonanze stilistiche riscontrate tra le due immagini ad affresco della Madonna inducono pertanto a ritenere che l'Addolorata sia stata dipinta, intorno alla metà del XVIII secolo, dallo stesso autore del polittico murale della chiesa madre, ossia da quel Pietro di Giampietro da Brienza, o da un allievo della sua itinerante bottega di frescante.

 

 

 

Teresa Garaguso

 

 



[1]             ) Il sottano, un vano di piccole dimensioni a servizio di una abitazione attigua o comunque del vicinato, adibito a deposito per  la legna e gli attrezzi da lavoro, era spesso utilizzato, secondo una consuetudine diffusa soprattutto nei paesi di montagna della nostra regione, come luogo per la macellazione del maiale, i cui prodotti costituivano la principale fonte di sostentamento per un famiglia nell'arco di un intero anno. Gli insaccati prodotti artigianalmente venivano poi appesi ad essiccare al calore di una 'focagna' interna al sottano che, a tale scopo,  era dotato di una piccola apertura su una parete, come quella accanto alla nostra edicola, per il ricambio di aria  e la fuoriuscita del fumo eccessivo.